Analytics of Things, la vostra azienda è pronta?

Enrico Galimberti* – Direttore Servizi Professionali, Teradata Italia

L’attuale panorama di prodotti sempre più sofisticati e connessi porta alla necessità di comprendere meglio il ruolo dell’Analytics of Things, e di come le aziende possano sfruttare al meglio le nuove capacità di analisi per generare valore.

Business Thinking

Secondo previsioni recentemente pubblicate da Gartner, le prospettive non sono promettenti, dal momento che le aziende non saranno in grado di abbracciare il cambiamento culturale e di business necessario per sfruttare i benefici dell’IoT (Internet of Things). Inoltre, secondo gli analisti di Gartner, i “benefici di business poco chiari” rappresenteranno uno dei maggiori ostacoli al successo, seguiti dall’insufficiente quantità di tempo destinata allo sviluppo delle idee…e dalla mancanza di una chiara leadership.”

Segnali di queste difficoltà nel processo di identificazione dei benefici di business ci sono arrivati dai nostri clienti alle prese con la progettazione di piattaforme IoT. Le sfide da affrontare possono variare a seconda del settore e di quanto evidenti siano le opportunità, ma soprattutto dipendono dal livello di esperienza e di maturità dell’azienda nel campo dell’Internet of Things. Quanto più un’azienda è in grado di allineare la propria strategia IoT alla visione aziendale di business digitale, tanto più essa sarà in grado di schierare le proprie risorse in modo efficace per perseguire questa visione.

 

Le aziende che operano nell’industria pesante – che installano, gestiscono e curano la manutenzione di questi prodotti per i clienti di questo settore – sono ormai abituate ad avere a che fare con la diagnostica, i log e i dati generati dai sensori presenti nei loro prodotti. Sono quindi concentrate esternamente, sui clienti finali, e lavorano per sviluppare le capacità che consentiranno loro di convertire i tradizionali modelli di business basati sulle vendite in flussi costanti di reddito generati dalla vendita di servizi; il cosiddetto modello “product as a service”.

 

Con una visione del genere chiaramente delineata, con obiettivi stabiliti e una costante attività di misurazione, sarà per loro più semplice e naturale giustificare i progetti che li aiuteranno a creare le piattaforme IoT e a costruire l’Analytics of Things che permetterà loro di creare le nuove fonti di reddito future.

 

Al contrario, i produttori di processo, di beni di consumo, chi eroga servizi, le infrastrutture, le città e gli ospedali per fare solo alcuni esempi, sono fortemente concentrati sul miglioramento dell’operatività e dell’efficienza interne. Operano in campi dove sono necessari un gran numero di attività o di dispositivi: da quelli piccoli, poco costosi e relativamente semplici, – come termostati, dispositivi indossabili, ed elettronica di consumo – a quelli più grandi, costosi e complessi come la grande strumentazione, le apparecchiature per l’automazione dei processi, e vaste flotte di veicoli.

Di conseguenza si trovano a dover gestire una miriade di tecnologie, di standard e di formati di dati, senza dimenticare che devono sviluppare le capacità necessarie per sfruttare i dati che producono. E hanno a che fare con il Consiglio di Amministrazione, con i social media, con ogni fonte di informazione che ricordano loro che, come per i Big Data, adesso anche l’IoT è in arrivo. Ciò genera in loro il timore di lasciarsi sfuggire enormi valori commerciali, o peggio di accumulare enormi quantità di dati che possano sopraffare i loro data center e i loro data center.

A che punto è la vostra azienda nella corsa all’IoT?  

L’adozione della tecnologia IoT sta attraversando un processo di trasformazione evolutivo. Mentre non è possibile saltare i passaggi di questo processo, si può accelerarne il ritmo di progressione. Quando si parla di IoT, le aziende devono sapere quali sono le capacità di cui dispongono e quali invece no, per poter valutare al meglio il proprio livello di preparazione.

Quando i dispositivi IoT si connettono e trasmettono i dati registrati dai sensori alla sede centrale, le aziende possono essere sopraffatte dall’allarmante complessità e diversità dei dati, oppure possono essere pronte a gestire, organizzare in modo intelligente, comprimere, processare, e sfruttare tali dati. Il futuro successo sarà definito dalla profondità del divario di queste capacità e dalla bontà del piano messo in atto per colmare tale divario.

Una volta individuati i propri punti deboli, che possono ostacolarne il cammino verso il successo, l’azienda sarà in grado di definire in modo efficace la propria tabella di marcia e di giustificare gli investimenti nell’AoT. Coloro che hanno investito saggiamente in un ecosistema analitico unificato – in cui tutti i dati aziendali disponibili possono essere analizzati – si trovano già a più di metà del percorso verso il successo nel campo dell’AoT.

(*) Enrico Galimberti è responsabile dei Servizi Professionali di Teradata Italia, ha una profonda conoscenza della Gestione dei Sistemi Informativi e della trasformazione dei servizi a livello enterprise tra cui l’ implementazione del sistema ERP, le trasformazioni tecnologiche strategiche, l’implementazione di soluzioni Data Warehouse e Business Intelligence, la riformulazione ingegneristica dei processi di business e il miglioramento delle operazioni di Information Technology attraverso l’uso della tecnologia come base indispensabile del cambiamento. Galimberti ha contribuito alla realizzazione di complessi progetti di Enterprise Data Warehouse e di Business Intelligence in Italia, Turchia, Spagna e Sud Africa, realizzando anche soluzioni di Information Technology per varie multinazionali come Vodafone, BBVA, Standard Bank, COOP, BNP Group, CREDEM, Alitalia, Whirlpool, UNICREDIT, Gucci, gruppo Auchan e molti altri.

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